31 Dic 2010 - Last Day In 2010

© ♥☼Ξ 
Ultimo giorno di un anno che ha dimostrato quanto siano vive e pulsanti tanto l'Arte Sonora quanto l'Arte Visiva. Qual è la parola che meglio caratterizza il 2010 che sta per concludersi? Forse "tagli"? Tagli al personale, tagli ai budget, tagli all'informazione. Tagli alla cultura. I famigerati e funesti tagli alla cultura sono un tentativo maldestro di fare ordine là dove l'ordine non è mai esistito e, proprio per questo, non è neppure richiesto. Chi è in cerca di bellezza, di significati, di stimoli e di spazi per esprimere / comunicare / capire / ascoltare / dibattere / osservare / riflettere non opererà alcun taglio, né ai propri desideri né alle proprie necessità di base. Suoni°Rumori°Visioni continuerà a cercare e a trovare, muovendosi verso l'orizzonte e guardando con attenzione a chi si muove verso ogni orizzonte possibile. Le mete cambieranno e si moltiplicheranno, il senso e la direzione no: andremo avanti, con istinto e passione. Sempre.

30 Dic 2010 - Donald Fagen a caso

© As Time Goes By
"Molti dei brani degli Steely Dan, almeno da 'Two Against Nature' in poi, sono nati in modo casuale. A volte non siamo per niente consci del processo che dà origine a una composizione. A volte tutto viene fuori da noi che improvvisiamo con un registratore acceso. E altre volte ascoltando musica altrui senti certi effetti e cerchi di ricordarteli. E cerchi di pensare a come risulterebbero in un altro contesto. Non mi riferisco ad effetti sonori ma piuttosto a effetti armonici. Una certa tensione, l'atmosfera che ti dà una determinata armonia e/o melodia. Perfino i timbri. Per dire, ci sono cose di Duke Ellington che so di aver usato anch'io. Lui era bravissimo a inventarsi suoni originali. Per i musicisti che suonavano con lui Ellington combinava le progressioni di accordi, le melodie e lo spettro del suono dei vari strumenti. Per dire, magari sento una certa cosa in Ellington e, a un certo punto, mentre scrivo, suono qualcosa che mi ricorda quel passaggio di Ellington. E allora vedo cosa succede se uso lo stesso giro di accordi o se inserisco l'effetto in questione nel contesto di un mio pezzo".
Donald Fagen (Steely Dan)
New York, 10 dicembre 1999

29 Dic 2010 - Walk on Burt

© Blue Burt
"Quando lavoro con un testo, voglio dire quando lavoro a un testo che esiste già, so che comincerò a sentire la melodia nella mia testa. La faccenda si complica un po' quando sono al pianoforte. Moltissimi autori davvero bravi hanno scritto in quel modo, alla chitarra o al pianoforte. E sono riusciti a scrivere in modo verticale con grande successo. Ma per me so che funziona meglio in orizzontale. La stessa cosa vale per le orchestrazioni: Devo allontanarmi da qualsiasi strumento musicale su cui posso mettere le mani. Specialmente con le attrezzature che abbiamo adesso, tutte quelle tastiere dal suono seducente...Ci si ritrova sulla tastiera tre strumenti MIDI che vanno in contemporanea. E si ha tutta la brillantezza del suono, con la batteria elettronica che va. Si suona un 'pad' su una tastiera mentre con l'altra mano si suona il basso e si può scrivere roba straordinaria. E' una cosa molto inventiva. Ma io ho bisogno di rivoltarla e vedere cosa ho in mano quanto a melodia, in quel contesto. Potrei mettere alla tastiera MIDI mio figlio di quattro anni, fargli suonare due note, accendere la batteria elettronica e verrebbe fuori qualcosa di fenomenale, davvero. Io ci sto attento. Il che non significa che debbano per forza farlo tutti.
© Johann Sebastian Bacharach
Penso che alcune canzoni che mi capita di sentire siano davvero fantastiche. Non faccio nomi. Ma sono così...affascinanti. Giro in macchina e le ascolto. Sono prodotte molto bene. Sì, la produzione è straordinaria. Il sottofondo è speciale. Tutto quello che ci arriva ha un 'groove' fenomenale. Però, quando torno a casa e riascolto mentalmente quella canzone, penso: in realtà, quanto sarà memorabile quella melodia, togliendo tutti gli effetti collaterali? Mi ha ingannato. Mi può ingannare, perché giro in macchina e ascolto dischi che credo siano molto, molto potenti. E poi magari scopro che, su 10 o 11 canzoni di quel disco, ce ne sono solo due che abbiano un valore e possano durare".
Burt Bacharach, intervistato da Paul Zollo
Beverly Hills, 14 febbraio 1997
Il brano è tratto da "Rock Notes - I grandi songwriters si raccontano"
Minimum Fax, 2007
15 €

28 Dic 2010 - Niente trucchi da quattro soldi

© Di cosa parliamo quando parliamo di Carver
"Per anni mia moglie e io ci aggrappammo alla certezza che se avessimo lavorato sodo e cercato di fare le cose giuste, le cose giuste sarebbero accadute. Non è mica una cosa cattiva cercare di costruirsi una vita basandosi su questo. La tenacia nel lavoro, gli obiettivi, le buone intenzioni, la lealtà, credevamo che queste fossero virtù e che, un giorno o l'altro, saremmo stati ricompensati. Sognavamo, quando avevamo il tempo di farlo. Ma, alla fine, ci rendemmo conto che il duro lavoro e i sogni non erano sufficienti. Da qualche parte, probabilmente a Iowa City o poco dopo, a Sacramento, i sogni cominciarono a infrangersi. Arrivò e passò il tempo in cui crollò tutto ciò che mia moglie e io giudicavamo sacro, o consideravamo degno di rispetto, ogni valore spirituale. C'era successo qualcosa di incredibile. Era qualcosa che non avevo mai visto accadere in nessun'altra famiglia. Non eravamoin grado di comprendere appieno quello che era capitato. Era uno sgretolamento che non riuscivamo a fermare".
Raymond Carver,
"Il mestiere di scrivere"
Einaudi Stile Libero, 2008
€ 9,80

27 Dic 2010 - Tracklist Numeri Primi # 12

©  ⅞♥ф☺ω☺ф♥¥
Puntata dedicata al debutto dei Violent Femmes (vedi post di ieri).
Vi è piaciuta? Let me know.
Download qui a lato, nel boxino "Download [Ω] Numeri Primi".
Tracklist
(brano - autore, album)
Blister in the Sun - Violent Femmes, Violent Femmes
Kiss off (estratto) - Violent Femmes, Violent Femmes
Please Do Not Go (estratto) - Violent Femmes, Violent Femmes
Middle of the Road - Pretenders, Learning to Crawl
Gone Daddy Gone/I Just Want To Make Love To You - Violent Femmes, Violent Femmes
Private Idaho - The B 52's, Wild Planet
Perfect Day - Lou Reed, Transformer
Good Feeling - Violent Femmes, Violent Femmes
Girl Trouble (estratto)  - Violent Femmes, Violent Femmes [Demos and More]
Rumble in Brighton - The Stray Cats, The Stray Cats
Everybody Has Got Something To Hide Except Me and My Monkey - The Feelies, Crazy Rhythms
Eye of Fatima (Pt. 2) - Camper Van Beethoven, Our Beloved Revolutionary Sweetheart
Gone Daddy Gone [Live in NYC, 26 gennaio 1983] - Violent Femmes [Demos and More]
Party Out of Bounds - The B 52's, Wild Planet

26 Dic 2010 - Anteprima Numeri Primi # 12

© Violent Femmes (house concert)

Nel 1981 la città di Milwakee (situata nel Wisconsin, a ridosso del Lago Michigan), celebre per la birra “Miller”, offre parecchie possibilità di intrattenimento culturale al popolo delle scuole superiori e delle università. Brian Ritchie è un ragazzotto di venti anni che suona il basso e bazzica volentieri tra palchi o backstage teatrali. Il proprietario di un teatro un bel giorno gli dice: ‘C’è un tipo corpulento che quando canta sembra la copia sputata di Lou Reed. Si chiama Gordon Gano, secondo me dovresti ascoltarlo’. Ritchie è un fan di Lou Reed e contatta immediatamente Gano. Tra i due nasce una buona intesa e decidono di costituire una band con l'attore/batterista Victor DeLorenzo. Victor fa parte della compagnia “Theatre X” (fondata da seguaci del “Living Theatre” e di Jerzy Grotowski) dove era entrato nel 1976 per rimpiazzare Willem Dafoe. Il suo drum kit è essenziale: rullante, piatto e ‘tranceaphone’, che è un mastello di metallo capovolto. Brian suona un particolare basso acustico, solitamente usato dai mariachi e con una enorme cassa armonica. Di lì a poco viene trovato il nome del terzetto: Violent Femmes. Nei primi anni Ottanta la musica pop rock di largo consumo è prettamente elettrica, il genere imperante è la ‘new wave’ (ovvero il punk subdolamente normalizzato dai dirigenti delle case discografiche), i sintetizzatori spopolano, le drum-machine scandiscono il ritmo, le voci vengono processate da macchinari che le rendono artefatte. I Violent Femmes scelgono di andare contro corrente e abbracciano il suono acustico. Per questa ragione i tre riescono raramente a trovare un ingaggio nei locali ma non si danno per vinti e prendono a esibirsi in strada. Gordon Gano ricorda: "Suonavamo nelle vie principali di Milwakee. Parecchie persone, quando ci incrociavano, attraversavano e andavano sul marciapiede opposto, fingendo di non conoscerci. Erano molto imbarazzavati da quello che facevamo e da come lo facevamo”.
Gano e compari suonano volentieri per gli spettatori in fila davanti alle biglietterie dei Teatri Downer Oriental. Nel piazzale antistante quest’ultimo, la sera del 23 agosto 1981, il trio si sta esibendo a pochi centimetri dalle persone che acquistano i biglietti del concerto in cartellone: i Pretenders. Il chitarrista James Honeyman-Scott (1956 - 1982) li sente suonare e rimane talmente colpito da chiamare il resto del suo gruppo.  Chrissie Hynde, cantante dei Pretenders, si diverte parecchio assistendo al live-act stralunato di Gano, Ritchie e DeLorenzo, una primitiva miscela di folk, punk e rock’n’roll, abbinata a testi che secondo Brian Ritchie "Trattano in modo esplicito argomenti imbarazzanti, quel genere di cose di cui parleresti volentieri con lo psichiatra ma non certo con la tua ragazza”. Quella sera i Violent Femmes salgono sul palco e aprono il concerto dei Pretenders.
Mark Van Hecke, un tecnico del suono abbastanza competente, incide nel suo studio casalingo il primo demotape dei tre. Dopodiché si reca a New York per sottoporlo all’attenzione di svariate etichette discografiche, senza ottenere alcun risultato. Riesce tuttavia a procurare loro un ingaggio al “CGBG’s”, come gruppo di spalla a Richard Hell & The Voidoids. Il pubblico apprezza la mini-band di Milwakee e il critico musicale Robert Palmer parla in termini entusiastici dei Violent Femmes sulle pagine del “New York Times”. Si fa avanti Alan Betrock, editore del “New York Rocker” e proprietario dell’etichetta “Shake Records” (artefice dell’affermazione di Marshall Crenshaw, The db’s, The Smithereens) che si offre per pubblicare e distribuire il disco di debutto dei Violent Femmes, a patto che questi finanzino l’operazione. L’accordo viene raggiunto ma, sfortunatamente, Betrock sparisce dopo aver intascato i soldi. Gano, Ritchie e DeLorenzo il disco a questo punto vogliono farlo ma non hanno più fondi. Interviene il padre di Victor che mette sul tavolo 10.000 $. Il repertorio dei Violent Femmes è nutrito ma il gruppo sceglie di incidere soltanto 10 brani. Ritchie: “Optammo per le canzoni che stavano meglio insieme e creavano un un senso di continuità tematica. Nei testi di ognuna di esse era implicitamente presente la domanda: ‘Cosa significa essere un fottuto teenager?’”.
Nel mezzo di un torrido luglio del 1982 Van Hecke carica tutti sulla sua scassatissima “Chevy Nova” e si dirige negli studi “Castle Recording Company”, ubicati all’interno di un complesso residenziale costruito vicino al Lago Geneva, a un’ora da Milwakee.
Il “Castle” è un luogo fatiscente, con la moquette piena di macchie untuose e un equipaggiamento in stato di avanzata decomposizione. La sala di registrazione è uno stanzone pieno di microfoni dall’eccellente suono “vintage”. Il mixer ha 24 canali. L’aria condizionata funziona poco e male. DeLorenzo, Ritchie e Gano si piazzano nel centro dello studio, separati da pareti acustiche semovibili chiamate ‘gobos’. Al mixer siedono Van Hecke e il tecnico del suono Glen Lorbiecki. I tre musicisti sono piuttosto acerbi, indisciplinati, distratti e poco avvezzi a registrare in presa diretta. La strumentazione tecnica procura continue scocciature bislacche. A dispetto di tutto ciò le le registrazioni vengono ultimate. Durante le prime battute di missaggio Van Hecke inizia a levigare i suoni, snaturando la spontaneità dell’insieme e limando via l’energia dell’ensemble. I Violent Femmes se ne accorgono subito e, di lì in poi, affiancano Van Hecke. “Non volevamo certo portargli via il lavoro” spiegherà Gano “Si trattava di uno sforzo…collaborativo”.
L’album si apre con il riff orecchiabile di “Blister in the Sun” e si chiude con la malinconia tardo-adolescenziale di “Good Feeling”. 
Sul finire del 1982 le prime copie su nastro di “Violent Femmes” fanno il giro di numerose case discografiche. Una di esse mostra apprezzamenti per le canzoni ma chiede al gruppo di incidere di nuovo il materiale, usando una vera batteria e delle tastiere. La band risponde: “No”. Il nastro finisce nelle mani della A&R Anna Statman, dipendente della “Slash” di Los Angele (etichetta per la quale incidono X, Dream Syndacate, The Blasters). La Statman si innamora del disco e lo fa pubblicare così com’è. 
“Violent Femmes” ottiene un rapido e insperato successo, diventando un instant-classic. Il grido dei tre ragazzi di Milwakee conquista gli Stati Uniti e, subito dopo, l’Europa. Nel corso degli anni, l’album totalizzerà 2 milioni di copie vendute.

25 Dic 2010 - Natale (Untitled, 2010)

© Pure lui
Pioggia. 
Città intorpidita, infreddolita, infastidita. 
Anche a Natale.
Dunque, trasmissione radiofonica mattutina.
Natalizia? Ma sì, suvvia.
Selezione piuttosto leggera, con sprazzi di italianità e/o di nothern soul, con piccole digressioni a sorpresa (vedi Morricone)
Download trasmissione: qui.
Nel frattempo,
ecco la scaletta (brano - autore)
Let It Snow, Let It Snow, Let It Snow (cover) - Aaron Neville
Knowing Me, Knowing You (cover) - Wondermints
Strawberry Flats - Little Feat
Effetto Memoria [Primavera] - Elio e Le Storie Tese
Human Nature (cover) - Vijay Iyer
Christmas Card from Hooker in Minneapolis - Tom Waits
Nowhere to Run (cover) - Martha Reeves & The Vandellas
The Return of Leroy pt. 1 - Jimmy Castor Bunch
Ruby Baby (cover) - Björk
Sweet Dreams (are made of this) - Eurythmics
Uccellacci e Uccellini - P.P. Pasolini, E. Morricone, D. Modugno
E per cielo un tetto di stelle - E. Morricone
The Tears of a Clown - Smokey Robinson & The Miracles
River Deep, Mountain High (cover) - The Supremes & The Four Tops
Once in a Lifetime - Talking Heads & Brian Eno
Tomorrow Never Knows (cover) - Herbie Hancock & Imagine Project
The Aura - George Duke
I Don't Blame You at all - Smokey Robinson & The Miracles

24 Dic 2010 - Vanessa Beecroft said (2)

© Vanessa Beecroft
"Se c'è qualcosa che mi fa paura nell'immediato futuro? Sì: le emozioni dei miei bambini. Se avessi la bacchetta magica la userei per portare i miei figli a scoprire il mondo, a viaggiare fuori dagli Stati Uniti, in particolare dalla California dove attualmente sono bloccati per legge a causa della mia separazione dal loro padre. Più in generale, sempre tornando al tema 'bacchetta magica', vorrei poter eliminare la violenza fisica e morale su uomini e animali.  
© Vanessa Beecroft (gente bloccata)
Se dovessi usare una delle mie performance per raccontare ai miei bimbi il mondo d'oggi...be', ecco: in un aeroporto, immagino un 'immigration office' enorme, pieno di gente bloccata...una folla informe e sporca. E fuori, una pista di volo vuota con jet privati che trasportano una persona alla volta e la proiettano dritta nel cielo, azzurro e bello".
Vanessa Beecroft
ottobre 2010

23 Dic 2010 - Red Pop

© Andy Warhol con un caro amico
"Qualcuno ha detto che Brecht avrebbe voluto che tutti pensassero allo stesso modo. Anch'io lo voglio. Ma Brecht avrebbe voluto realizzare questo risultato con il comunismo. La Russia lo raggiunge servendosi del suo apparato statale. Negli Stati Uniti accade spontaneamente, senza alcuna imposizione. Perché allora non dovrebbe funzionare senza per questo essere comunisti? Tutti si somigliano, tutti agiscono allo stesso modo. E' un processo sempre più profondo. Ogni persona dovrebbe essere una macchina. Ogni persona dovrebbe apprezzare tutti gli altri. E' questo il senso della Pop Art: apprezzare tutte le cose. E apprezzare le cose significa essere una macchina, perché non facciamo che ripeterci. Perché approvo tutto questo? Perchè tutto è fantasia".
Andy Warhol
novembre 1963

22 Dic 2010 - Senza Titolo

© James Rosenquist, I Love You With My Ford, 1961
"Talvolta penso che non si dovrebbero mettere titoli ai quadri. Un titolo può assumere un significato inatteso. Ma quando il quadro è finito, il titolo puà anche giocare il ruolo di un antidoto verbale e agire come un acido sulle immagini. Oppure è possibile che non abbia questo effetto corrosivo e che trasmetta una scossa salutare al quadro"
James Rosenquist
maggio 1968

21 Dic 2010 - Frank Zappa's Anniversary (6)

© Frank V. Zappa
Buon compleanno Frank! La trasmissione speciale dedicata alla musica, alla vita, alle assurdità intercontinentali, insomma all'Universo di Frank Zappa ha riempito buona parte della notte di Radio Popolare. Dalle 24:45 alle 3:30, circa. Nel box a lato potrete trovare i link per scaricare l'intero appuntamento. Ho diviso la trasmissione in tre parti. Ospite telefonico a sorpresa: il cantante, polistrumentista e compositore Elio, raggiunto nottetempo mentre si trovava a bordo di un treno fermo in mezzo al nulla a causa del maltempo. Elio e Le Storie Tese hanno raccolto e applicato con intelligenza la lezione zappiana, sviluppando un approccio evoluto alla composizione e alla decodifica della strutture sociali. Il processo messo in atto - tanto da Zappa quanto da EeLST - consiste nell'identificare, ascoltare, decostruire e ricostruire la musica, aggiungendo elementi congruenti che edifichino 'qualcosa di preciso' sulla musica stessa. In sintesi: Progetto/Oggetto. La dedizione al lavoro e l'amore per la musica sono elementi di base nell'opera omnia zappiana. Questo grande compositore ha insegnato (e continua ad insegnare) un valore fondamentale: l'apertura verso ogni forma di espressione e comunicazione umana, sopportata dal ragionamento, dal gusto per lo sberleffo, dal coraggio di rischiare in prima persona, dal piacere di dissacrare/svelare/smascherare/ironizzare, dalla importanza dedicata all'analisi e dallo studio, dalla voglia di andare oltre e osare, difendendo fino alla fine l'indipendenza di pensiero e, di conseguenza, di azione.
"Music is the best", Frank Zappa 1979


Tracklist (brano - album, anno di uscita)



Frank Zappa's Anniversary - PART I
King Kong - Uncle Meat, 1969
Invocation and Ritual Dance of the Young Pumpkin - Absolutely Free, 1967
Meet The Blackouts 1958 - Lost Episodes, 1996
The Downtown Talent Scout - You Can't Do That On Stage Anymore (YCDTOSA) Vol 5, 1992
Charles Ives - YCDTOSA Vol 5, 1992
Baked Beans Boogie - YCDTOSA Vol 5, 1992
Overture to a Holiday in Berlin - Burnt Weeny Sandwich, 1970
Theme From Burnt Weeny Sandwich - Burnt Weeny Sandwich, 1970
The Nancy and Mary Music - Chunga's Revenge, 1970
Peaches in Regalia - Hot Rats, 1969
Willie the Pimp - Hot Rats, 1969
Moonlight in Vermont - Trout Mask Replica, by Captain Beefheart and His Magik Band, 1969
The Gumbo Variations - Hot Rats, 1969


Frank Zappa's Anniversary - PART II
Intervista esclusiva a ELIO - inizio
St Etienne - Jazz From Hell, 1986
Sexual Harassments in the Workplace - Guitar, 1988
It Ain't Necessarily/The Saint James Infirmary - Guitar, 1988
Florentine Pogen - The Best Band You Never Heard in Your Life, 1991
Intervista esclusiva a ELIO - fine
Scumbag (con John Lennon e Yoko Ono) - Playground Psychotics, 1992
Bobby Brown Goes Down - YCDYOSA Vol 3, 1989
Keep it Greasey - YCDYOSA Vol 3, 1989
(intro) Montana - YCDYOSA Vol 2, 1988
Whippin Post (cover) - Them or Us, 1984


Frank Zappa's Anniversary - PART III
You Didn't Try To Call Me - YCDYOSA Vol 1, 1988
Dirty Love - YCDYOSA Vol 6, 1992
Montreal - Imaginary Deseases, 2007
Duke of Prunes - Orchestral Favorites, 1979
G-Spot Tornado - Zappa: The Yellow Shark, 1993
Strictly Genteel - Make a Jazz Noise Here, 1991
The Torture Never Stops - YCDYOSA Vol 1, 1988
© Elio S. B. Elio

20 Dic 2010 - Frank Zappa's Anniversary (5)

© Captain Beefheart & FZ
Donald Van Vliet, alias Captain Beefheart, a proposito di Frank Zappa: "Frank è probabilmente la persona più creativa del pianeta. Scrive cose per strumenti che neanche sono stati ancora inventati. E' un nuovo Harry Partch, solo che non ha esaurito le idee".
[Rolling Stone, 3 luglio 1975, "Zappa and Captain Cook", di Steve Weitzman]
Frank Zappa a proposito di Captain Beefheart: "Don è distratto come pochi. Per il road manager che ci seguiva durante il tour di Bongo Fury fu un'autentica sfida riuscire a mantenerlo in contatto con tutto ciò che succedeva. Tutti gli altri componenti della band erano veterani induriti da mille battaglie - per così dire -  e lasciavano sempre i motel senza dimenticare nulla, per poi arrivare puntuali ai sound-check. Insomma: sapevano come si vive la vita 'on the road'. Don portava tutta la propria roba in un sacchetto per la spesa, compreso il suo sax soprano, che spuntava fuori dal sacchetto. Lo scordava sempre da qualche parte e poi non si ricordava dove l'aveva lasciato: in linea di massima, non aveva quasi mai idea di cosa stesse facendo. Dimenticava i testi delle canzoni e questo voleva dire che sul palco andavano sempre piazzati dei grossissimi fogli di cartone perché ci potesse leggere sopra le parole...anche quelle delle canzoni che lui stesso aveva scritto! 
© 15/01/1941 – 17/12/2010
Poi si lamentava di non sentirsi in spia. Il fatto era che cantava talmente forte che la pressione gli faceva tappare le orecchie e perciò meno si sentiva e più forte cantava, più forte cantava e meno si sentiva, così continuava a far alzare il volume delle spie, finchè non era talmente alto che a chiunque stesse accanto a lui prendevano fuoco i vestiti!"
[Frank Zappa intervistato da Nigel Leigh per la BBC-TV - anni Ottanta]

19 Dic 2010 - Tracklist Numeri Primi # 11

© Le visioni di Stefanino
L'odierno appuntamento di "Numeri Primi - un album e le storie intorno" è dedicato a "Innervisions" di Stevie Wonder, il disco che nel 1973 consolidò la fama di questo straordinario polistrumentista. Nei Seventies realizzò un capolavoro dopo l'altro ma, da una trentina d'anni a questa parte, lo stupefacente Stevie non stupisce più. Se non altro  continua a deliziare dal vivo tutti i fan che ai concerti vengono sempre gratificati da esecuzioni ineccepibili. Nel 1973 Wonder (vero nome: Steveland Hardaway Judkins) era in piena esplosione creativa, aveva solo 23 anni e vantava già una lunga carriera, iniziata professionalmente nel 1962 con "Tribute to Uncle Ray". Nei brani di "Innervisions" il soul e il funk si incontrano e si intrecciano, aprendo le braccia al formato-canzone e al jazz, una modalità che appartiene (con pesi e misure diverse) anche ad autori come Herbie Hancock e Sly Stone, entrambe cordialmente ospitati in questa puntata.
Di seguito la scaletta della trasmissione, nel box a lato il link per il download.

Numeri # 10 - La Scaletta
(Brano - Autore, Album)
Too High - Stevie Wonder, Innervisions
Living in the City - Stevie Wonder, Innervisions
Higher Ground - Stevie Wonder, Innervisions
© Il prodigioso Stevie (trad.: Stefanino)
Higher Ground (cover) - RedHot Chili Peppers, Mother Milk
Chameleon - Herbie Hancock, Head Hunter
I Want To Take You Higher - Sly & The Family Stone, Stand!
Signed, Sealed,  and Delivered I'm Yours - Stevie Wonder,  Signed, Sealed,  and Delivered
We Can Work It Out - Stevie Wonder,  Signed, Sealed,  and Delivered
Spooky - Percy Sledge, Take Time to Know Her
Heaven Help Us All - Stevie Wonder,  Signed, Sealed,  and Delivered
Superstition - Stevie Ray Vaughan & Double Trouble, The Essential SRV

19 Dic 2010 - Frank Zappa's Anniversary (4)

© FZ
"Quando un musicista entra nel mio gruppo non gli faccio compilare un questionario per chiedergli a che scuola è andato o che tipo di informazioni tecniche conosce: basterà l'audizione per capire se sa suonare o meno. Per quelli che superano la mia audizione, quando scopro quello che NON sanno, cerco di creare un linguaggio che descriva al meglio le mie intenzioni musicali in forma semplice; può darsi che non conoscano i termini tecnici classici (capita anche a grandi strumentisti) o che non abbiano mai provato cose che i veterani del gruppo fanno invece da anni in base a una 'memoria muscolare'. Per esempio, se sto parlando con Chad Wackerman e gli dico 'il Qualuude Thunder va qui', è la descrizione in breve di un riempitivo di batteria che potete ascoltare in qualche disco di heavy metal, dove il batterista suona più note possibili su tutti i suoi 'tom tom' prima di finire con il Grande Colpo. Per i nostri arrangiamento sul palco ci sono una serie di 'moduli standard' che aiutano se il tipo che suona apprezza l'umorismo musicale di ciò che accade. A volte va così, infatti, ma altre volte no: se uno non riesce di propria volontà a 'mettersi il paralume' per suonare il rock da burattino...probabilmente ha sbagliato mestiere. Comunque questi 'moduli standard' comprendono lo schema detto Ai Confini Della Realtà (che non necessariamente coincide con la colonna sonora di quel telefilm), lo schema Mister Rogers, lo schema Lo Squalo, lo schema Lester Lanin, il Jean Garber-Ismo e cose che suonano Esattamente Uguali o Molto Simili a Louie Louie. Questi sono Archetipi Iconografici Musicali Americani e la loro presenza negli arrangiamenti imprime una spinta maggiore a qualsiasi testo che capita a tiro".
Frank Zappa con Peter Occhiogrosso
"L'autobiografia", Arcana Editrice
prima edizione del maggio 1990

18 Dic 2010 - Frank Zappa's Anniversary (3)

© FZ
"Per non uccidere o per essere una brava persona non c'è bisogno di seguire una religione che ti impone di comportarti in un modo che non senti tuo o di credere in cose che ti sembrano assurde. Nella storia della creazione c'è una mela che forse non è una mela. E c'è un serpente che forse non era  proprio un serpente. Ci sono un uomo e una donna (nudi) e poi c'è un albero che era l'albero della conoscenza. Dunque? L'essenza della religione cristiana è: non informarti, non cercare di conoscere. Tutto il problema di Adamo ed Eva è sorto quando hanno cercato di sapere, di pensare. La religiorne cristiana non vuole farti pensare ma, al contrario, ti rende stupido".
Frank Zappa intervistato da Katia Natola, Roma 1988

17 Dic 2010 - Frank Zappa's Anniversary (2)

© FZ
"Se tu dovessi fare un'analisi statistica di alcuni dei pezzi più popolari degli ultimi tempi, non vedresti troppe note e gli accordi non ti darebbero troppe sorprese. E il ritmo? Sempre tum-tam tum-tam. Quindi se vuoi fare questo e guadagnare un sacco di soldi non è molto difficile da imparare. Ma se vuoi scrivere la 'grande melodia americana' ti direi: mettiti a fare l'agente immobiliare"
Frank Zappa intervistato da Paul Zollo, Los Angeles 1987

16 Dic 2010 - Frank Zappa's Anniversary (1)

© FZ
21 dicembre 2010: settantesimo anniversario della nascita di Frank Zappa, compositore e intellettuale del Novecento. Per celebrare questo anniversario realizzerò un programma radiofonico in diretta lunedì notte, anzi: tra lunedì notte e martedì mattina, visto che il prog andrà in onda alle 24:45 di lunedì. Conto di andare avanti almeno per tre ore, vista la ricchezza del catalogo ufficiale  zappiano. Sarò in diretta e, se volete partecipare e contribuire telefonicamente, vi invito a chiamare (a partire dalle 24:45, non prima) il num 02 33001001.
Di seguito trovate il lancio che, a breve, dovrebbe comparire nella home page di Radio Pop.

21 dicembre 1940: a Baltimora (Maryland) nasceva Frank Zappa. Per celebrare il 70esimo anniversario della sua nascita Radio Popolare ha deciso di realizzare un appuntamento molto, molto speciale dedicato sia al grande compositore e intellettuale americano che a tutti coloro che amano la grande musica. La trasmissione andrà in onda lunedì notte e, incurante dei rigori invernali, diffonderà la calda e tonificante musica di Frank. Ci saranno brani tratti da tutti gli album ufficiali? Eh, questo è un ambizioso obiettivo, difficile ma non impossibile da realizzare. Sicuramente non ci sarà spazio per trasmettere l'opera omnia - circa 900 brani! - ma (forse) ci andremo vicino. E, tra un pezzo e l'altro, fioccheranno gli aneddoti, le citazioni, gli estratti da interviste radio o TV, i commenti di autori tutt'ora sulla breccia che a Frank sono grati e devoti. 
Music is the best!
A cura di Maurizio Principato

15 Dic 2010 - Attraversare l'acqua e il fuoco

© Akira T.
© Akira K.
"Con una buona sceneggiatura, 
un buon regista produrrà un capolavoro.
Con la stessa sceneggiatura, 
un regista mediocre produrrà un film passabile.
Ma con una pessima sceneggiatura neanche il più bravo dei registi potrà fare un buon film.
Per ragioni squisitamente cinematografiche la macchina da presa e il microfono devono essere in grado di attraversare l'acqua e il fuoco.
Ed è una buona sceneggiatura che permette loro di farlo davvero".

Akira Kurosawa 
(黒澤 明 or 黒沢 明 Kurosawa Akira)
23/3/1910 – 6/9/1998

14 Dic 2010 - Radionotturna con ultrasuoni

© PisolHero
Qualche tempo fa un tale mi parlò di un suo parente che, giunto alla soglia della senilità, prese una decisione: non avrebbe più mangiato dopo le 18:00. Disse che questa scelta era stata motivata principalmente da problemi digestivi che si acuivano dopo cena, dato che il parente in questione non aveva la buona abitudine di fare una passeggiata prima di andare a letto. 
Eliminando la cena egli risolse i problemi (digestivi). 
Ognuno di noi ha un proprio ritmo psico-fisico che dovrebbe essere assecondato anche nelle pratiche alimentari. Una sorta di naturopata, nel 2002, mi disse che avrei dovuto mangiare molto a colazione, dimezzare la quantità di cibo a pranzo e ingurgitare poco o niente a cena, giusto un brodino di rape. Mi spiegò anche il perché  e il percome e io trovai utile questa indicazione. Naturalmente faccio l'esatto contrario. Ieri sera mi sono penosamente abbioccato sull'autobus (colpa di quel mezzo panettone deglutito in 50 secondi netti?) e, quando ho riaperto gli occhi, ero a più di un chilometro dalla fermata più vicina a Radio Popolare. Una volta sceso dal veicolo ho attraversato Viale Monte Ceneri con la grazia di un rinoceronte (al quale hanno appena prelevato il corno per farne polveri afrodisiache). Mi sono ripreso in Studio e, finalmente riconquistata la lucidità, ho confezionato una trasmissione sospesa tra il conscio e l'inconscio (non necessariamente i miei). 
Per downloadarla e ascoltarla cliccate nel box Radionotturne a lato. 
Una precisazione: i brani di Thomas Larcher eseguiti dal quartetto d'archi Quotor Diotima hanno dei momenti di "pianissimo" talmente "pianissimissimi" che sembrano quasi ultrasuoni, quindi se il vostro cane dovesse iniziare ad abbaiare all'improvviso adesso sapete perché. Se invece doveste essere voi quelli che si mettono ad abbaiare all'improvviso allora i casi sono due: questa musica non vi aggrada oppure è il caso di anticipare le vacanze di Natale. 
Buon ascolto.


SCALETTA/Tracklist

Nell'ordine: titolo canzone, autore, album, anno di uscita dell'album


The One Who Seeks For The God, Greg Wall's Later Prophets, Ha' Orot, 2009
Deep Blue, Roberto Cecchetto, Mantra, 2010
Twenty Three Neo, Michael Formanek, The Rub and Spare Change, 2010
Jack's Last Call, Michael Formanek, The Rub and Spare Change, 2010
Introit/Changing Paths (2), Ounaskari/Mikkonen/Jørgersen, Kuàra: Psalms and Folk Songs, 2010
Far Side/Cards/Far Side, Roscoe Mitchell & The Note Factory, Far Side, 2010
Honey For Anopolis, Thomas Larcher + Quotor Diotima, Madhares, 2010
A Song From ?, Thomas Larcher + Quotor Diotima, Madhares, 2010
Prayer, Rufus Cappadocia, Songs For Cello, 2006
Sinai, Renaud Garcia-Fòns, Méditerranées, 2010
Poussière de Ksar, Renaud Garcia-Fòns, Méditerranées, 2010
Forever, Quartetto Alborada, Ethos, 2010
HaTzofeh Le Tovah, Greg Wall's Later Prophets, Ha' Orot, 2009

13 Dic 2010 - Uno stratagemma cinese (3)

© Infiltrato giapponese
Stratagemma I
Attraversare il mare ingannando il cielo
Predisporre regole 
per ogni circostanza 
impigrisce la volontà.
Ciò che si trova abitualmente 
sotto gli occhi 
non desta sospetto.
Le manovre segrete (yin
si celano 
nella luce 
del giorno (yang).
Nel massimo della luce del giorno: 
la più grande segretezza.

Spiegazione
"Ciò che è familiare non desta attenzione"
Proverbio Cinese
da: "I 36 Stratagemmi", Edizioni Il Punto d'Incontro, 2003, 9,90 €

12 Dic 2010 - Tracklist Numeri Primi # 10

© Crispian Mills / Kula Shaker
"K", il primo album di Kula Shaker, arriva sul mercato mondiale nell'autunno del 1996. La band esiste dal 1988 e nel corso degli anni ha cambiato nome varie volte. La mente di Kula Shaker è Crispian Mills alias Crispian John David Boulting (questo è il suo nome all'anagrafe britannico) alias Krishna Kantha Dasa (questo è il suo nome ad un ipotetico anagrafe indiano) alias Dodge (questo è un soprannome, riferisce alla celebre marca americana di automobili). Descrizione sintetica di "K": una mistura di hard rock dei primordi (Jimi Hendrix), rock blues vintage (Traffic), pop sperimentale (The Beatles, The Kinks), psichedelia originale (Tomorrow, Cream, The Byrds) e psichedelia di ritorno (The Dukes of Stratosphear). "K" è un buon debutto per questo quartetto che sa confezionare un disco curato tanto nei contenuti quanto nelle sonorità che parlano la lingua del passato con la mente del presente. Per la copertina dell'album chiamano Dave Gibbons, il disegnatore che - in coppia con lo scrittore Alan Moore - creò la graphic novel "Watchmen". Alla neo-psichedelia inquadrata dentro strutture pop dei Kula Shaker è dedicata la puntata odierna di "Numeri Primi - Un album e le storie intorno". L'esplorazione musicale abbraccia il lavoro dei "padri ispiratori" (come i Beatles e gli XTC travestiti da Dukes of Stratosphear) e guarda alle recenti evoluzioni della psychedelia e del garage rock (Blue Van, Jessica Fletchers, Sunday Drivers, North Atlantic Oscillation).


Numeri # 10 - La Scaletta
© Crispian Shaker / Kula Mills
(Brano - Autore, Album)
Hey Dude - Kula shaker, K
Knight on the Town - Kula shaker, K
Govinda - Kula shaker, K
Love to You - The Beatles, Revolver
Shiny Cage - The Dukes of Stratosphear, Psonic Psunspot
Tattva - Kula Shaker, K
Rainy Day in June - The Kinks, Face to Face
Product of DK - The Blue Van, The Art of Rolling
Magic Bar - The Jessica Fletchers, Less Sofistication
On My Mind - The Sunday Drivers, Little Heart Attacks
77 Hours - North Atlantic Oscillation, Grappling Hours
Peter Pan R.I.P. - Kula Shaker, Pilgrim's Progress
Only Love - Kula Shaker, Pilgrim's Progress
I know My Rider (cover) - The Byrds, 5th Dimension

11 Dic 2010 - Il metodo di Simenon (2)

© Simenon al lavoro
Georges Simenon scriveva a ritmo sostenuto. Il mercato non era in grado di recepire tutto il suo lavoro e così la moglie di Simenon, dopo aver battuto a macchina i vari scritti, li portava in banca e li faceva mettere in cassaforte. Prima di iniziare a scrivere Simenon faceva un lungo e solitario lavoro di preparazione, a partire dalla scelta dei nomi dei personaggi, attività alla quale lo scrittore dedicava una particolare cura. Di solito i nomi venivano individuati spulciando tra le pagine delle guide telefoniche francesi, belghe o svizzere. Il placido Bruno Gambarotta raccontò per "Venerdì di Repubblica" le rigorose modalità di Simenon: "Lo scrittore  sfilava una guida telefonica a caso, si sedeva alla scrivania e la sfogliava. Quando incontrava un nome che gli piaceva lo trascriveva su un foglio. Andava avanti così, consultando diverse guide, finché la lista comprendeva una trentina di nomi. Poi iniziava la seconda fase. Simenon, tenendo in mano il foglio con i trenta nomi e nell'altra una sfera d'oro massiccio che abitualmente era depositata sopra la sua scrivania, passeggiava avanti e indietro per lo studio facendosi risuonare in bocca i nomi trascritti, uno per uno, così come un assaggiatore sciacquetta nella cavità orale il sorso di un vino. Quando uno dei trenta nomi non superava la prova, quando dava un suono sordo all'orecchio dello scrittore, quando la sua enunciazione ad alta voce non gli evocava i tratti di un personaggio, Simenon sostava un attimo all'altezza della scrivania e, con un tratto di matita, lo depennava. Il rito procedeva fintantoché, cancella cancella, la lista si riduceva a dodici nomi. Poi iniziava la fase 3. 
© Ceci n'est pas un pipe
Simenon si rimetteva alla scrivania e, per ognuno dei dodici nomi superstiti, scriveva una scheda biografica completa, una per foglio. Dopodiché, disponendo i fogli come carte da gioco sul piano della scrivania, intrecciava i destini dei personaggi e finalmente scriveva il romanzo. Senza staccare la matita dal foglio. Sulla sua scrivania c'erano diversi barattoli dai quali spuntavano le punte di numerose matite. Erano tutte uguali ed ugualmente appuntite in modo che, esaurita la grafite di una, lui potesse afferrarne un'altra senza perdere tempo. L'addetta alle punte era la moglie di Simenon".

10 Dic 2010 - Il metodo di Simenon (1)

© Sim 4 x 4
Chi scrive prende spunto o trae ispirazione dalla realtà, dalla propria fantasia/immaginazione e dal lavoro altrui. Georges Simenon fu un autore estremamente prolifico. Immaginazione, tecnica e pianificazione del lavoro andavano di pari passo. In una sola parola: metodo. Prendere spunto dal metodo di Simenon può essere molto istruttivo, facendo naturalmente - una volta compreso a fondo il metodo stesso - le opportune personalizzazioni. Qualche anno fa su "Venerdì di Repubblica" apparvero delle pagine dedicate allo scrittore parigino. Il testo descriveva sinteticamente il metodo di Simenon. Eccone un primo estratto: "Su un calendario della compagnia aerea TWA Simenon segnava otto giorni da dedicare tassativamente alla stesura di altrettanti capitoli e altri quattro giorni riservati alla rilettura e alle correzioni. Sulla sua scrivania c'era sempre una cartella gialla (colore ricorrente nei libri di Simenon), in cui raccoglieva le idee base di un racconto".

09 Dic 2010 - Largo all'Avanguardia (4)

© Arnold
Il Quarto Capitolo della Parte Prima si apre con una citazione ad effetto:
"Si troverà il nuovo e anche se non sarà più giusto di quello che si è trovato prima sarà perlomeno nuovo, è il nuovo se non il vero è comunque bello"
L'autore è Arnold Schoenberg
La frase è contenuta ne "Manuale di Armonia", il libro ideale da leggere sotto l'ombrellone.
Per unire il passato remoto e il passato prossimo viene inserita una seconda citazione:
"Your petrochemical arms. Your military arms. In your electronic arms"
L'autrice è Laurie Anderson.
La frase è contenuta nel testo de "O Superman (For Massenet)", la canzone ideale da ascoltare in spiaggia, leggendo "Manuale di Armonia" sotto l'ombrellone.
Poi inizia il Quafrto Capitolo.
Si intitola "Il trionfo dei simulacri (mezzi di silulazione di massa)". 
Fa parte del volume "Il buio, il fuoco, il desiderio - Ode in morte della musica" (Einaudi Stile Libero, 2008), un saggio sulla musica - ovvero sulla morte (come dice il sottotitolo) e sulla rinascita della musica - scritto da Gianni Castaldo. Un bel saggio, ricco, ricchissimo, strapieno di riflessioni utili, stimolanti e costruttive. Castaldo è un giornalista competente e preparato A volte si fa prendere la mano e scrive con ardore e/o vigore dannunziano, ma questo non cambia lo sostanza: "Il buio ..." è un lavoro di qualità. 
Di tanto in tanto lo riapro e ne rileggo qualche paragrafo, ad esempio questo:
© Arnold's
"C'è stato un periodo, non breve, della storia del Novecento musicale in cui il nuovo era in sé e per sé un valore. Le avanguardie storiche hanno sempre spinto l'orizzonte più avanti, ma negli anni Sessanta e Settanta il gioco è diventato esaltazione di massa. In qualsiasi campo della musica era una priorità assoluta, quasi un'ossessione. Proprio nel 1960 Ornette Coleman aveva battezzato l'alba della nuova èra intitolando un suo disco Free Jazz (in copertina c'era un quadro di Pollock, ovvero le gocce tirate fuori dal naso di Guernica). Senza alcun ausilio tecnologico, utilizzando trombe, sassofoni, bassi e batterie, Coleman aveva creato qualcosa di assolutamente nuovo, con una parolina - free - che riverberava di attese messianiche afroamericane, ma che anticipava il tema chiave del decennio: libertà, in tutti i sensi".

08 Dic 2010 - L'Eco della Tv e del Web

© Umberto E.
"La Televisione diede un linguaggio ai poveri, la lingua nazionale italiana. Può darsi che la parlassero con i tic di Mike Bongiorno ma comunque la impararono. La classe colta, i 'ricchi' dico per ironia, magari invece abbandonarono la lettura di Marcel Proust e de "La ricerca del tempo perduto", per quiz e varietà. L'esatto contrario con il Web. I 'poveri', chi non ha gli strumento di cultura del nuovo sapere, rischia di perdersi nell'oceano di informazioni della Rete, finendo nei siti dei complottisti, dei populisti. Non imparano nuove informazioni, ma si intossicano di menzogne. (...) La nostra identità è cosmopolita. In politica perché ogni castello chiamava lo straniero ad allearsi contro il castello contiguo. E in cultura perché la capacità "globale" dei nostri classici ha fatto loro perdere italianità. I francesi tendono ad annetterli, considerano francesi Leonardo e Modigliani, gli spagnoli apprezzano un italiano come cugino, gli inglesi e i tedeschi guardano ai valori umanistici, come se Dante fosse compatriota di Shakespeare e Goethe o Machiavelli di Hegel. Se l'italiano è, e resta, esterofilo, gli stranieri tendono ad assumerlo come un internazionale cosmopolita (...). Ce la siamo cavata per secoli. Siamo abituati a tenere duro, a creare, inventare. Il Rinascimento è invenzione. Il Boom economico degli anni Sessanta è invenzione".
© They Are The World

"Umberto Eco: I poveri della Tv e i ricchi del Web"
di Gianni Riotta
pubblicato nell'inserto domenicale de IlSole24Ore
domenica 5 dicembre 2010