31 ott 2010 - Dove nasce la creatività

© Dialogo impari
Il compositore e concertista Bernhard Paumgartner (1887 - 1971) scrisse una biografia critica di Wolfgang Amadeus Mozart. La prima edizione italiana del volume fu curata dall'editore Einaudi nel 1945. "Mozart" è stato ristampato molte volte, perché è un testo di pregio, realizzato con cura e rigore. Ho preso nota - prima a mano, poi con la tastiera del portatile - di un pensiero vergato da Paumgartner: "Che cosa sono mai le parole, le lodi, rispetto alla fervida tenacia con cui ogni musicista serio si sforza di penetrare sempre più profondamente l'arcano organismo di quella musica tanto amata? Ciò che in essa appare intessuto senza fatica di magica bellezza è soltanto la porta misteriosa dell'oscuro 'regno delle madri'. 
© Immagine sonora
E là, in modo non più accessibile alla ragione, agisce la forza originaria di ogni creatività, di là parte l'ultimo impulso delle eterne leggi del divenire e della loro immagine sonora, la musica". 
Bernhard Paumgartner
"Mozart"
Einaudi ©1945 - 2010

30 ott 2010 - Vanessa Beecroft said

© Vanessa Beecroft
All'inizio del 2010 l'artista Vanessa Beecroft è stata intervistata da un magazine italiano destinato al pubblico femminile adulto. Tra le sue parole ci sono concetti interessanti, relativi sia all'arte che alla vita (in fondo sono, o dovrebbero essere, la stessa cosa). Estrapolo una bella riflessione sui linguaggi dell'arte visiva: "Mi sono sempre espressa attraverso le immagini. Pittura, scultura o fotografia: non fa differenza. La tecnica è ausiliaria o, per dirla meglio, i modi nei quali si esprimono i significati non sono fondamentali. E' quello che vuoi esprimere che crea la forma. Va bene seguire le tendenze, se ti aiutano a esprimere idee nuove. Il contenuto è quello che permette alla forma di esistere e di differenziarsi da immagini 'profane'. Io sono iconoclasta ma credo nell'arte. 
© Vanessa Beecroft
Purtroppo la maggior parte delle persone commette una grande follia: crede nel denaro".

29 ott 2010 - Ravenna Nightmare (giorno IV)

© Albert Bucci
Oggi si è tenuta la quarta giornata del Ravenna Nightmare Film Festival
Quattro i film proettati per altrettante esplorazioni inquietanti che hanno spaziato tra sadismo, follia, vendetta e macabra ironia. I Iungomentraggi sono stati come di consueto presentati dal direttore organizzativo Albert Bucci con il supporto silenzioso e vigile del direttore artistico Franco Calandrini
Incubi visivi e incubi della mente, nella miglior tradizione del RNFF. 
© Franco Calandrini
Alle 16:15 è partita la sezione Eventi Speciali con il truce "The Collector" (USA 2009), scritto e diretto da Marcus Dunstan che in questi ultimi anni si è fatto conoscere in qualità di sceneggiatore dei vari "Saw VI","Saw V", "Saw VI" e "Saw 3D - The Final Chapter". La storia: un ex-detenuto si intrufola in una elegante villa ubicata fuori mano - credendola momentaneamente disabitata - per rubare una pietra preziosa. Nell'abitazione trova sia i proprietari variamente torturati che un perverso collezionista mascherato, il quale ha disposto in tutte le stanze delle trappole mortali. Il ladro dovrà fronteggiare suo malgrado la situazione. Immagini dalle tinte sature, montaggio frenetico, tensione crescente e scariche adrenaliniche, per un'ora e mezza di malsano e sadico intrattenimento privo di qualsiasi ambizione intellettuale. Secondo film (concorso): "Godspeed" (USA 2010) di Robert Saitsyk, storia tragica e dolorosa di un ex-predicatore che perde la famiglia e, per allontanarsi dal proprio passato e dal dolore incolmabile, vive nei boschi come un fantasma. Abita in una roulotte e la sua vita sociale consiste nel mangiare qualcosa in un bar e, a fine pasto, cancellare parole e frasi da una copia della bibbia. Incontra una giovane donna, che lo porterà al cospetto delle persone che hanno distrutto la sua vita. Un film doloroso e struggente su amore e morte, ambientato in un Alaska livido e desolato. Un lavoro ben recitato e diretto con cura. Sceneggiatura adeguata ma, in alcuni punti, scritta frettolosamente. 
© Godspeed
Terzo film (concorso): "Savage" (Irlanda 2010) di Brendan Muldwney. Dublino: un fotografo vagamente cinico e senza amici viene aggredito da due teppisti che lo trascinano in un vicolo, lo derubano, gli aprono la guancia con un cutter (taglierino), lo pestano come una bistecca e, non contenti, lo castrano. Ripresasi parzialmente dal trauma, la vittima cerca di tornare alla normalità. Passa attraverso quattro fasi: paura (teme di essere di nuovo attaccato, vede pericoli ovunque), controllo (prende in mano la situazione, frequenta un corso di auto-difesa, va in palestra), rabbia (assume steroidi e diventa aggressivo, compra e porta con sé costantemente un coltellaccio da cacciatore, gira per le strade come un ronin maledetto), vendetta (cerca di rivalersi sui suoi assalitori - identificati dalla polizia - ma non ci riesce e se la prende con due ladruncoli, uccidendoli brutalmente). Nelle mani algide e poetiche di Muldwney questa vicenda di trasformazione e cambiamento diventa un viaggio infernale nelle pieghe fredde e oscure della mente. 
© Savage
A chiusura della giornata arriva il momento Suzi Lorraine: la giornalista, modella, attrice e sceneggiatrice specializzata in produzioni indipendeti e low-budget ha presentato uno spiritoso cortometraggio ultra-indie intitolato"The Legend of Suzi" (nel quale la tipica storia di vendetta e redenzione liberatoria viene rimaneggiata con divertita cattiveria) e "Won Ton Baby" di James Morgart, un pastiche abbastanza orripilante e disgustoso in cui non mancano momenti di sapida e repellente ironia.
Le proiezioni continuano sabato 30 ottobre e domenica 31 ottobre. Come ogni anno farà delle incursioni a sorpresa lo scrittore Valerio Evangelisti, che presenterà alcuni dei film.

28 ott 2010 - Anteprima Numeri Primi # 4

© Lou Reed ieri
La prossima puntata di "Numeri Primi - un album e le storie intorno" sarà dedicata a "Transformer" di Lou Reed. 68 anni compiuti lo scorso 2 marzo, Louis Allan Reed è una delle figure centrali della musica pop rock degli ultimi 45 anni. La sua carriera inizia nel 1964 come songwriter-for-hire (cioè cantautore a noleggio) per l'etichetta Pickwick Records. Abbandonato questo incarico, nel 1965 fonda i Velvet Underground con il polistrumentista John Cale. Il 23 agosto 1970 suona per l'ultima volta con la band e, riposta la chitarra nella custodia e la custodia nello sgabuzzino, torna dai genitori. Raggranella qualche dollaro lavorando per suo padre come dattilografo e, nel 1971, inizia ufficialmente la carriera solista. Firma un contratto con l'etichetta RCA e incide l'album "Lou Reed", nel quale suonano alcuni musicisti di punta del prog britannico, come Steve Howe e Rick Wakeman. Le canzoni erano state scritte in precedenza per i Velvet ma per qualche motivo la band le aveva scartate. Il disco non piace a nessuno, fatta eccezione per un critico musicale di Rolling Stone, Stephen Holden, che lo definisce "pressoché perfetto". Le cose si mettono male per Lou ma a tirarlo fuori dai guai arriva David Bowie che, con Mick Ronson, produce "Trasformer": il resto della storia lo sentirete nella puntata di "Numeri Primi" in onda domenica 31 ottobre dalle 17:35 sulle frequenze di Radio Popolare.
© Lou Reed l'altro ieri
Lou Reed: chi ha lavorato direttamente con lui non lo dipinge come un simpaticone. Essere simpatici non è un obbligo, neanche in questa epoca di imbonitori con il sorriso a 32 denti. Pare inoltre che non sia affidabile, che arrivi sempre in ritardo e che tenda a dimenticare un sacco di cose, anche quelle importanti. Sicuramente il signor Reed non finge di essere diverso da ciò che è e, in aggiunta, si porta appresso  gli strascichi di esperienze drammatiche vissute in gioventù. Nel 1959, quando ancora viveva con la sua famiglia a Brooklyn, fu curato allo scopo di cancellare la sua omosessualità latente. I genitori di Lou erano degli ebrei della middle-class, piuttosto tradizionalisti e desiderosi di avere un figlio "normale". La cura scelta non fu a base di aspirine e neanche di sciroppi. Il giovane Lou venne portato presso il lugubre Creedmor State Psychiatric Hospital - oggi Creedmor Psychiatric Center - dove fu sottoposto a ECT – Electroconvulsive Therapy (Elettroshock ad alto voltaggio). Ciclo intensivo: tre sedute alla settimana, per otto settimane consecutive. Cosa accade di solito alle vittime dell’elettroshock? Confusione, perdita di memoria, amnesia. Ma si tratta di conseguenze temporanee che, nell’arco di sei/sette mesi, spariscono senza lasciare tracce. 
Nel caso di Lou Reed la memoria a breve termine ha subito danni che si sono accentuati con la senilità. Tutto sommato a Lou è andata bene. Non si può dire la stessa cosa per il geniale matematico inglese Alan Turing, gay, curato con metodi ancora più devastanti dell'ECT. Arrestato con l'accusa di  omosessualità nel 1952 (all'epoca avere relazioni complete con persone dello stesso sesso era reato in Gran Bretagna), Turing fu normalizzato con una cura invasiva a base di ormoni femminili che lo resero impotente e gli fecero spuntare un bel seno. Si suicidò di lì a poco.

27 ott 2010 - A proposito di esseri umani

© Cronosisma

Gli esseri umani, ovunque nel mondo, si preoccupano delle interazioni sociali, di ciò che gli altri possono aver detto, di ciò che potrebbero pensare, del fatto che si comportino in modo gentile, distaccato o scortese, delle ragioni che li spingono a comportarsi in un certo modo, delle loro motivazioni e di come rispondere a tali comportamenti. 
Tutta questa elaborazione delle interazioni sociali richiede un insieme fondamentale di abilità sociali, come la capacità di riconoscere e distinguere le espressioni, di usare il linguaggio, di intuire pensieri e sentimenti dal linguaggio non verbale, di riconoscere le peculiarità di ciascun individuo, di comprendere e tenere conto delle maniere accettabili o inaccettabili di comportarsi in società, di riconoscere e gestire le impressioni che gli altri si fanno di noi e naturalmente una capacità naturale di stringere amicizie e gestirei conflitti. 
© Tempo moderno
Se il nostro cervello si è sviluppato in un organo sociale, mettendoci in condizione di gestire le relazioni con gli altri, non è certo per offrirci un semplice passatempo ma per consentirci di assolvere l’importante compito di organizzare correttamente le nostre relazioni sociali”
Richard Wilson e Kate Pickett, “La misura dell’anima”, Feltrinelli 2009 - 18 €)

26 ott 2010 - Trasmissione notturna

© Lucio e i Battisti
Nella notte appena terminata ho condotto una trasmissione in diretta dalle frequenze [107,6 a Milano e dintorni] di Radio Popolare. Orario: dalle 24:45 alle 2:30 circa. Prima di raggiungere gli studi radiofonici riflettevo sulla possibilità di fare una conduzione musicale ricca di pezzi sperimentali e/o avant-garde. Una volta in studio la scaletta ha preso forma un po' alla volta assecondando il mio umore del momento (come sempre), così di avanguardia vera e propria non ce n'è stata moltissima - sarà per la prossima volta - ad eccezione di un brano di Christian Marclay, l'artista abbondantemente citato nel post di ieri. Tra un pezzo e l'altro ho annunciato vari ed imminenti appuntamenti musicali milanesi: il prossimo laboratorio di ascolto gratuito curato da Sincronie e Die Schactel dedicato alla musica di Erik Satie, "Music Club #3" al Teatro Dal Verme (questa settimana: Hugo Race) e la nuova stagione de "Aperitivo in Concerto" al Teatro Manzoni. Ho avuto anche modo di raggiungere idealmente la Romagna per fare il lancio di RNFF-Ravenna Nightmare Film Festival (guardate i trailer di alcuni dei film in rassegna cliccando sui titoli inseriti nel box "Ravenna Nightmare Film Fest - Trailer 2010") nonché le interessanti interviste a Franco Calandrini e Albert Bucci, rispettivamente Direttore Artistico e Direttore Organizzativo di RNFF che inizia oggi 26 ottobre 2010 e durerà sino a domenica (inclusa) 31ottobre.
La tracklist della tramissione
(Canzone - Autore)
Una Giornata Uggiosa - Mogol - Battisti
Pearl - Jean-Benoit Dunckel
Playground Love - Air
Gymnopédies # 1 (Lent at doloreux) - Erik Satie (esegue: A. Ciccolini)
Some Good Advice - Bill Fay
Blues Man - Stephen Stills & Manassas
Vision - Charlie Haden feat. Bruce Hornsby
Little Princess - Tim Sparks, Greg Cohen, Cyro Baptista
Antropophagia - Cyro Baptista & Banquet of the Spirits
Stick and Stones - Francesco Più Trio
Got Feeling - DEVO
Space Captain (cover) - Herbie Hancock
© Electric Masada (The best band you never heard ecc)
Graffiti Composition # 1 - Christian Marclay, dirige: Elliott Sharp
Kedem - Electric Masada live in Ljubljana 2004

25 ott 2010 - Composizione in graffiti

© Un concertino di C. Marclay
Christian Marclay è un artista eclettico e impegnato su vari fronti dell'arte visiva e sonora (scultura, video, fotografia, collage, performance multimediali, dj set) da più di trent'anni. Esploratore delle connessioni tra immagine e suono, Marclay ha ideato e realizzato - da solo o in ensemble - lavori nei quali la vista e l'udito arricchiscono reciprocamente i relativi canali di ricezione e di sensibilità. In qualità di creative DJ, Marclay è stato sin dal 1979 uno dei pionieri della pratica di fare musica con la turntable (ovvero: il piatto del giradischi) e ha collaborato con John Zorn, Zeena Parkins, Butch Morris, Shelley Hirsch, Gϋnter Mϋller, Kronos Quartet, Sonich Youth. Ieri il radiocollega Claudio Agostoni di Radio Popolare mi ha fatto avere il recente album di Marclay. Si intitola "Graffiti Composition" e contiene partiture eseguite da Melvin Gibbs, Mary Halvorson, Vernon Reid, Lee Ranaldo e Elliott Sharp, che ha diretto, prodotto, mixato e masterizzato i 6 movimenti che costituiscono l'opera. Chi ha scritto gli spartiti? Forse Christian Marclay? No. Allora Elliott Sharp? Nemmeno. Li hanno scritti i passanti berlinesi. Per capire meglio l'essenza di questo straordinario progetto lascio la parola a Christian Marclay: "Nel 1996 l’Akademie der Kϋnste di Berlino mi chiese di creare un’opera per il Sonambiente: Festival fϋr Hören und Sehen che si sarebbe tenuto per un mese intero nell’estate di quell’anno. Stampai 5000 poster di grande formato. Ogni poster conteneva la riproduzione in formato gigante della pagina di uno spartito, con le tradizionali righe per la trascrizione delle note. Feci affiggere i poster qua e là in tutta Berlino. I poster funzionavano come un invito aperto al pubblico, che era libero di scarabocchiare note o qualsiasi altro tipo di scritte o graffiti. Chiunque poteva partecipare, scrivendo sul poster oppure leggendo ciò che altri avevano scritto. Notte dopo notte una squadra di addetti varcava le strade e rimpiazzava con poster vergini quelli che erano stasti riempiti di segni dagli scrittori estemporanei nella continua lotta per l’accaparramento di spazio sui muri (…) Durante i giorni di Sonambiente il mio assistente, Rϋdiger Lange, andò in giro per la città a fotografare la trasformazione dei poster. A volte la loro compilazione avveniva in giorni successivi e con interventi involontariamente sequenziali, all’insegna di un dialogo asincrono portato avanti da scrittori anonimi in luoghi pubblici (non solo le strade ma anche le salette per gli ospiti di club o ristoranti). Non c’erano istruzioni o spiegazioni, affinchè gli interventi scritti fossero spontanei. Mi sorprese il fatto di trovare molte notazioni musicali. I graffiti che non erano specificatamente musicali potevano essere tuttavia letti come note visto che erano stati segnati su spartito. Alcuni poster vennero lacerati o strappati, rivelando i livelli sottostanti in modo evocativo. 
© Il prossimo disco di C. Marclay
Durante il mese in cui Sonambiente fu presente in città, in assenza di una qualsiasi linea logica da seguire, tutti questi interventi casuali confluirono in una gigantesca colonna sonora collettiva, una composizione urbana di grande varietà, documentata dalle pagine di spartito così ‘compilate’ ". 


24 ott 2010 - Numeri Primi # 3 - Tracklist

© Paul Simon (20 ottobre 2010)
"Ma che colore ha una giornata uggiosa/Ma che sapore ha una vita mal spesa" (da "Una giornata uggiosa", Mogol-Battisti). I colori e i tepori dell'autunno mi fanno sentire a mio agio. Anche quando mi tocca stare in piedi sotto la pioggia ad aspettare l'autobus (nello specifico: la circolare 90/91, quella che a Milano percorre interamente una delle circonvallazioni interne della città) che, per ragioni imperscrutabili, si fa aspettare quasi mezz'ora. E quando arriva è stipata da un numero incalcolabile di persone, pressate e rassegnate. Oggi pomeriggio è andata in onda - in diretta anche questa volta - la terza puntata de "Numeri Primi - un disco e le storie intorno". L'album protagonista di oggi è stato "Graceland" di Paul Simon. La parte musicale di quest'opera pop, pubblicata originariamente nell'agosto del 1986, si basa sui Gumboots, il tipo di musica preferita da minatori e operai sudafricani che calzano i Wellington Boots (stivali da lavoro con corpo e suola in gomma), da qui la denominazione. Dopo la trasmissione ho disquisito di Gumboots e argomenti contigui con l'amico Giancarlo Nostrini, uno dei massimi esperti di musica popolare, italiana e non. Ma torniamo a Numeri Primi: di seguito potete trovare la scaletta della puntata (anticipazione: la prossima sarà su "Transformer" di Lou Reed).
© No more toupet anymore
Tracklist (brano - autore, album)
The Boy in the Bubble - Paul Simon, "Graceland"
I know What I Know - Paul Simon, "Graceland"
Train in the Distance - Paul Simon, "Heart and Bones"
You Can Call Me Al - Paul Simon, "Graceland"
Music Knows No Boundaries -  Ladysmith Black Mambazo. "Raise Your Spirit Higher: Wenyukela"
Thongo Lam - Thandiswa Mazwai, "Ibokwe"
Cruel, Crazy Beautiful World - Johnny Clegg, "Cruel, Crazy Beautiful World"
Colossus - Afro Celt Sound System, "Further in Time"
McBrides - Moving Hearts, "Moving Hearts"
It's A Fascinanting World - Stackridge, "Something For The Weekend"
Jack Soul Brasileiro - Lenine, "Na Pressão"

23 ott 2010 - Il ritmo della scrittura

© Il Dottor Destouches
© La signora Destouches
Per Louis-Ferdinand Céline (vero nome: Louis-Ferdinand Auguste Destouches, nato nel maggio 1894, morto nel 1961) scrivere era prima di tutto una questione di stile e sulla ricerca di uno stile adeguato spendeva molte energie, soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Lucette Destouches, moglie di Céline, disse: "Girava vestito con una palandrana tenuta su da una corda. Era una specie di pulcinella che metteva - perché negarlo - un po' di paura. Ormai non mangiava quasi più. Saltava a piè pari pranzi e cene; aveva solo una grande passione per i croissant. La sua vita, le sue ultime energie, le spendeva tutte per il lavoro. Scriveva nelle poche ore mattutine in cui non lo affilggevano le emicranie sempre più forti. Poi la sera mi chiamava per leggermi quanto aveva messo giù. Declamava forte, a scatti, spezzando le frasi. Ma non era mai contento di quello che faceva. Riscriveva dieci, venti volte lo stesso capitolo. Sempre alla ricerca del perfetto ritmo musicale...Ma le sue crisi si fecero sempre più violente e ravvicinate, finché arrivò quella definitiva, il 1° luglio del 1961. Aveva appena finito di scrivere Rigodon. Morì senza consentirmi neppure di chiamare un medico". 

22 ott 2010 - Steve Wynn

© Steve on the road
Giovedì sera il songwriter Steve Wynn si è esibito nella saletta underground del Teatro Dal Verme di Milano. Sul palco con lui - per buona parte dell'esibizione - ci sono stati il capace violinista Rodrigo Erasmo (Afterhours) e un contrabbassista che non vale la pena menzionare. Giudizio sul concerto: fantastico. Spero di rivedere (ovvero: risentire Wynn) prima possibile. Se volete leggere la recensione del concerto e l'intervista esclusiva che Steve Wynn mi ha rilasciato vi invito a entrare nel sito Drive Magazine (creato e coordinato dall'amico Stefano Marzorati) e cliccare su "Musica/concerti: Steve Wynn a Milano, Teatro Dal Verme". Buona lettura.

21 ott 2010 - La ritualità dello scrittore

© Ordine / Disordine
Un anno e mezzo fa intervistai Patrizio Fariselli, straordinario musicista e compositore che in epoche remote fu una delle colonne portanti degli AREA - International POPular Group e, attualmente, continua a battere un affascinante percorso di ricerca, sperimentazione e scoperta. Nel novembre 2008 uscì il suo album "Notturni", realizzato con Giovanni Giorgi, Roberto Cecchetto e Pacho. Il disco fu accompagnato da un libro, "Storie Elettriche", nel quale Fariselli raccontava - in modo spigliato e spesso esilarante - la propria carriera. Con Fariselli disquisimmo, tra le altre cose, di ordine e caos. Credo che esistano innumerevoli forme di ordine possibile e un unico caos, che è il grande 'contenitore' universale di tutti gli ordini possibili e/o immaginabili. Per questo ho sempre trovato riduttive e castranti le pulsioni di chi vorrebbe imporre una (qualsiasi ma univoca) forma di ordine regolatrice. Scendendo nella quotidianità, spesso mi faccio largo tra mille cianfrusaglie per avere uno spazio mentale e fisico in cui lavorare. Cerco di mettere un po' di ordine in mezzo al caos. Spreco (o, se preferite, investo) un sacco di tempo nel duplice tentativo di (1) liberare il mio tavolo da lavoro e (2) provare ad archiviare carta o cartacce che non intendo buttare. Lo 'sgombero del tavolo' fa parte delle mie ritualità quotidiane. Nel suo saggio compilativo "Scrivere è un tic - I metodi degli scrittori" (Minimum Fax, 1994-2006, 7 €) Francesco Piccolo scrive a proposito della ritualità: "La ritualità è presente in tutte le forme della creazione artistica. Si può dire che, tranne qualche eccezione, ogni scrittore osserva riti tutti suoi. A prima vista la ritualità può sembrare un fattore di importanza superficiale o un eccesso eppure non è così. La ritualità è una forma di conservazione del processo personale di creazione e, protetti da essa, si può lavorare con serenità - un'altra forma di sicurezza che permette allo scrittore di procedere sempre allo stesso modo, con una formula che è stata efficace nel passato. 
© Maurits Cornelis Escher
Soprattutto crea un simbolismo a cui ognuno è particolarmente affezionato, 
tanto da formulare un ambiente magico nel quale poi mettere in moto la propria energia creativa". 
Concordo. 
E adesso vado a liberare il mio solito tavolo.

20 ott 2010 - Ravenna Nightmare Film Fest

© RNFF 2010

Ravenna Nightmare Film Festival (RNFF) è un appuntamento irrinunciabile per gli amanti dei film che analizzano, descrivono e sviscerano le paure del terzo millennio. La denominazione dell'evento include la parola 'nightmare' e le pellicole selezionate abbracciano gli incubi - reali o intangibili - e le inquietudini che pervadono la società. Horror e non solo horror: ci saranno film sanguinari ed efferati e, nella stessa rassegna, lungometraggi che, scevri da qualsiasi deriva splatter , trattano tematiche delicate e pregnanti, come "Adam Resurrected" di Paul Schrader (storia di un sopravvissuto ad Auschwitz e del suo dolore infinito, con Jeff Goldblum e Willem Dafoe). RNFF ospita il Concorso Internazionale per lungometraggi, che anche quest'anno vede in concorso molte pellicole di qualità, tra cui "Godspeed" di Robert Saitzyk, "Savage" di Brendan Muldowney e "Red White & Blue" di Simon Rumley (guardate i trailer cliccando in questa pagina nel box in alto a sinistra). A fianco del Concorso non mancano naturalmente le numerosi sezioni parallele con anteprime, incontri col pubblico e appuntamenti speciali. Il RNFF 2010 avrà l'onore di accogliere - come ospite e membro della giuria che sceglierà il vincitore del concorso - la Scream Queen del cinema indie-horror americano: l’attrice e scrittrice Suzi Lorraine, alla quale sarà dedicato un mini-tributo con quattro dei suoi film più recenti: "Destined to Be Ingested" di Sofian Khan, "Bikini Girls on Ice" di Geoff Klein, "Won Ton Baby" di James Morgart e "Claang: The Game" dell'italiano Stefano Milla.
© The Collector
In giuria con Suzi ci saranno il regista inglese Sean Hogan e il critico-scrittore cinematografico Alessio Gradogna. 
Tutti i film proiettati sono in versione originale. I film stranieri sono sottotitolati in lingua italiana. Il costo del biglietto è di 4 euro, carnet da 10 ingressi a 20 euro. 
Per informazioni scrivere a:
ravennanightmare@gmail.com 

19 ott 2010 - Il concetto di 'recensione'

© Strumentazione vintage
Cos'è una recensione? La valutazione critica di un'opera, di un evento o di una performance. Secondo il Dizionario Garzanti online la recensione è "Una presentazione critica, in forma di articolo più o meno esteso, di un'opera letteraria o scientifica pubblicata di recente. Per estensione è il sintetico commento o esame di un nuovo spettacolo, una mostra d'arte, un concerto e simili (recensione di un romanzo, di un'antologia poetica, di una nuova storia della scienza)". 
Le fanzine (ieri) e il web (oggi e forse pure domani) hanno offerto a chiunque - persino a me e a voi - la straordinaria opportunità di esprimere pareri e considerazioni critiche, con lo scopo di porgere a chi legge l'informazione fondamentale: "Ehi, è uscito questo libro, compralo e leggilo: è una figata!" oppure "Ehi, è uscito questo libro, se lo vedi su uno scaffale girati dall'altra parte e dimenticalo per sempre!". Il discorso vale anche per dischi, fumetti, film, spettacoli teatrali ecc. Il critico ha il dovere di essere onesto, prima di tutto con se stesso. Intendo dire che, se in epoche remote sognava di diventare un artista ma non ce l'ha fatta e si è riciclato come critico, allora è bene che isoli e archivi le proprie frustrazioni passate una volta per tutte, altrimenti il suo lavoro - viziato dal tormento che assale chi si rende conto che altri sono riusciti laddove lui ha miseramente fallito - diventerà un esercizio gratuito - quando non ossessivo - di fustigazione e si vanificherà la funzione basilare di comunicare concetti e pareri quanto più possibile oggettivi. 
© Musa vintage
Ieri - durante una breve ma noiosa trasferta a bordo di un convoglio del celeberrimo Passante Ferroviario milanese - riflettevo su una possibile nuova struttura da dare alle recensioni che farò, al fine di renderle realmente leggibili e utili. Prendo in considerazione la recensione di un prodotto che mi sta a cuore, i fumetti (o comics). Immagino una recensione-tipo con struttura a blocchi dove ogni blocco contiene - poniamo - un minimo di 500 battute e un massimo di 1000 battute: [blocco 1] la storia, [2] il genere, [3] i disegni, [4] i dialoghi, [5] l'interplay ovvero la relazione virtuosa tra gli autori, [6] il montaggio, [7] la dinamica, [8] la struttura, [9] i personaggi. E per concludere una parola, una soltanto, per riassumere con sintesi esemplare (esemplare?) l'essenza del prodotto recensito. In questo modo la recensione diventa una scheda? Sì e, per questo, assolve al compito di servire a qualcosa, ovvero essere funzionale. Continuerò a rifletterci. Ogni suggerimento sarà apprezzato e, ove possibile, gradito, quindi se volete fatemi sapere la vostra in merito scrivete scrivete scrivete-mi.

18 ott 2010 - I consigli di Jack London

© Jack London: un uomo e il suo quaderno
"Pronto soccorso per scrittori esordienti" (Minimum Fax, 2005, 8 €) è una raccolta di articoli e lettere vergate da Jack London tra il 1899 e il 1916. A distanza di un secolo tutti i suggerimenti, le indicazioni, le incitazioni e gli inviti alla consapevolezza contenuti nelle parole - franche, dirette e beneficamente brutali - di questo scrittore sono ancora di grande attualità, soprattutto per chi vuole cimentarsi con il lavoro di scrittura e, magari, portarlo a diventare una professione. In un articolo intitolato "Farsi pubblicare", uscito sulle pagine del  magazine "The Editor" nel marzo 1903, London scrive: "Tenete un quaderno di appunti. Tenetelo con voi mentre viaggiate, mentre mangiate, mentre dormite. Sbatteteci dentro ogni pensiero vagabondo che vi svolazza nel cervello. La carta da due soldi si deteriora meno della materia grigia e i segni di matita durano più a lungo della memoria. E poi lavorate. Scrivetelo in tutte maiuscole: LAVORATE. LAVORATE in continuazione. Imparate a conoscere questo mondo, questo universo; questa energia e questa materia e lo spirito che attraversando l'energia e la materia traluce dal magnete alla Divinità. E con tutto questo voglio dire LAVORO come filosofia di vita. Non c'è nulla di male nel fatto che la vostra filosofia di vita possa essere sbagliata, basta che ne abbiate una e ve la teniate stretta. Le cose più importanti della vita sono: BUONA SALUTE, LAVORO e una FILOSOFIA DI VITA. Potrei aggiungerne, anzi devo aggiungerne 
© Vanishing Jack
una quarta: la SINCERITà. Senza quest'ulltima le altre tre non danno 
nessun risultato; e con essa potrete tenervi stretta la grandezza 
e sedere in mezzo ai giganti". 

17 ott 2010 - Numeri Primi # 2 - Tracklist

© XTC conquer America
Gli anni Ottanta ovvero il declino dell'etica politica e la rinascita della musica popular: detta così può sembrare un'asserzione riduttiva e, in effetti, lo è. Tralascio subito la politica perché è un ambito complesso che - per quanto mi riguarda - genera disquisizioni frustranti e inconcludenti. Nel periodo incluso tra il 1982 e il 1991 (pare che un decennio non inizi 'subito' e termini sempre in ritardo) ci furono parecchie cose positive, soprattutto nell'ambito dell'arte sonora. Il rock tornò alla ribalta e, facendo tesoro delle tempeste elettriche del punk, mise di nuovo le chitarre elettriche in primo piano. Il protagonista della puntata odierna di Numeri Primi - Un album e le storie intorno è stato "Skylarking", il gioello pop degli XTC, prodotto dall'eclettico Todd Rundgren e pubblicato originariamente nell'ottobre 1986. Visto il periodo trattato e vista la provenienza degli XTC è stato inevitabile parlare di Margaret Tatcher, il famigerato Primo Ministro che nei primi quattro anni di attività riuscì a far crollare di un terzo gli utili dell'industria manifatturiera britannica e, con una politica economico-monetaria dissennata (o, se preferite, creativa) quadruplicò il numero di disoccupati. Tornando alla musica di Numeri Primi, gli ospiti della puntata sono stati tutti coevi degli XTC, ad eccezione di un Todd Rundgren vintage (del 1973). Di seguito la scaletta. 
Commenti? Considerazioni? Suggerimenti? 
Let me know. 
Il protagonista del prossimo appuntamento - domenica 24 ottobre, ore 17:35, freq. 107,6 se siete a Milano e dintorni, oppure in streaming da www.radiopopolare.it - sarà "Graceland" di Paul Simon


Tracklist
(Brano- Autore, album)
Season Cycle - XTC, "Skylarking"
Extrovert (breve estratto) - XTC, "Rag and Bone Buffet
Earn Enough For Us - XTC, "Skylarking" 
Big Day (breve estratto) - XTC, "Skylarking" 
Man Who Sailed Around His Soul - XTC, "Skylarking" 
Dear God - XTC, "Dear God EP" 
Le Feel Internacionale - Todd Rundgren, "A Wizard A True Star" 
Appetite - Prefab Sprout, "Steve McQueen" 
Appetite - Paddy McAloon, "Steve McQueen - Acoustic release 2007" Steeltown - Big Country, "Without The Aid of A Safety Net" 
© Three of a Perfect Pair (XTC' version)
What Difference Does It Makes? - The Smiths, "Hatful of HOllow" 
Golden Brown - The Stranglers, "La Folie" 
Walls Come Tumbling Down - Style Council, "Our Favourite Shop" 
Vanishing Girl - The Dukes of Stratosphear, "Psonic Psunspot"

16 ott 2010 - Uno stratagemma cinese

© La metamorfosi di Ziyi
Stratagemma XXI
La cicala dorata abbandona il guscio
Commento
Conservre le apparenze per mantenere la propria potenza
L'alleato non nutrirà sospetti, l'avversario non vi muoverà
Arrendevolezza e ritardo conducono al decadimento

© Panda 30 (prima serie)
Spiegazione
Ingannare il nemico con false apparenze, questa è l'essenza della strategia
da: "I 36 Stratagemmi", 
9,90 €